Il 30 settembre uscirà STAND UP COOP! di Enrico Quarello, un libro che interroga la cooperazione di consumatori a partire dalla distanza che può aprirsi fra i suoi principi democratici e il funzionamento concreto delle organizzazioni.
In vista della pubblicazione presentiamo il nucleo critico, e riprendiamo i sette Principi ai quali l’autore affida il commiato del libro: una “conclusione” che intende aprire una nuova fase di riflessione, discussione e proposta. Che cosa resta del progetto democratico originario quando le logiche del mercato e della finanza finiscono per prevalere? E che cosa distingue ancora oggi una cooperativa da una qualsiasi impresa di capitali, se i soci vengono progressivamente allontanati dai luoghi nei quali si formano le decisioni?

STAND UP COOP! nasce da questi interrogativi e prende in esame una delle esperienze più significative della storia economica e sociale italiana: la cooperazione di consumatori.
Una cooperativa opera nel mercato e deve garantire la propria sostenibilità. Il problema nasce quando i mezzi necessari alla sua esistenza diventano l’unico parametro con cui valutarne le scelte. Se la ricerca dell’efficienza e della crescita indebolisce la rappresentanza e il controllo democratico, l’organizzazione rischia di conservare la propria veste giuridica perdendo, poco alla volta, la sua ragion d’essere.
Il libro non è una ricostruzione storica, ma un’analisi critica e partecipe di ciò che sembra essersi incrinato nel rapporto fra identità, mercato e democrazia. L’esperienza vissuta consente all’autore di misurare lo scarto fra i principi dichiarati e il funzionamento quotidiano dell’organizzazione, fra la centralità attribuita ai soci e il potere che essi riescono realmente a esercitare. L’effettivo coinvolgimento non si misura soltanto dal numero delle assemblee o delle persone presenti. Dipende dalla qualità delle informazioni disponibili, dal tempo concesso per comprenderle, dalla possibilità di formulare proposte e dalla capacità di incidere sui processi decisionali prima che le scelte diventino definitive.
Il problema riguarda Coop, ma oltrepassa i confini della sua esperienza. Investe associazioni, imprese sociali, istituzioni culturali e soggetti politici nati intorno a valori e finalità condivise.
È su questo terreno che si misura la differenza cooperativa: nella capacità di tradurre i principi in pratiche e decisioni, senza lasciarli sopravvivere come una semplice identità formale.In attesa della pubblicazione, anticipiamo qui un brano nel quale Quarello affronta questi problemi.
«La cooperativa, insomma, non esiste senza i soci e senza la loro effettiva partecipazione all’impresa, motivo per cui portarli attivamente a bordo, siano o meno organici a un determinato campo politico e alle sue ritualità, non significa affatto far loro un favore o una concessione. Significa, più brevemente, permettere alla cooperativa di esistere.
La cooperativa, in questo senso, ha un vincolo con il territorio e con le comunità di persone che lo abitano che, per dirla con biologi e filosofi, è quasi “ontogenetico”. E c’è di più: a questa ontogenesi cooperativa va annessa non soltanto la partecipazione dei cittadini all’organizzazione ma anche la destinazione di risorse allo sviluppo sociale e culturale della comunità. Non si tratta, infatti, di oboli accessori da versare in nome di un qualche pretestuoso “social washing”: nella misura in cui la cooperativa – a differenza di molte imprese di capitale – non si sposta dove più le conviene ma resta nel territorio di cui è espressione, ecco che concorrere al benessere di tale territorio e contribuire alla sua attrattività il successo della cooperativa stessa. Nel deserto, del resto, nemmeno il seme migliore può germogliare. In altre parole, sostenibilità economica e sociale sono sì le ragioni fondative della cooperazione, ma nel tempo diventano anche fattori imprescindibili del suo successo imprenditoriale.
E il tutto, di nuovo, riesce tanto meglio quanto più i soci, nell’ambito di una dinamica autenticamente democratica, riescono a essere non soltanto beneficiari ma anche artefici di questa politica. Il tema, ancora una volta, è quindi la governance: invitare i soci a una maggiore partecipazione non significa solo chiedere loro di alzare una mano, fisica o virtuale, quando in assemblea si vota un bilancio. Significa, anche e soprattutto, cercare, individuare e implementare le soluzioni pratiche più efficaci per conferire loro maggior potere decisionale, migliorando l’efficienza democratica della cooperativa. Nella consapevolezza che tale partecipazione, se vuole essere reale, dev’essere abilitata e realizzata molto prima dell’assemblea deliberativa, e chi la promuove deve incanalarla nei processi che definiscono i punti e i contenuti dell’assemblea stessa, senza limitarla a compiti di inerte ratifica.
Alcune esperienze e alcuni tentativi, in questo senso, potrebbero essere ripresi. Penso ai “Consigli di zona”, per realizzare incontri operativi durante i quali i soci potrebbero tornare a intervenire, con funzione di indirizzo, sui temi gestionali che poi, in assemblea, saranno oggetto di voto. Ma certo occorre fare qualcosa di più. Nel 2026, infatti, è anacronistico pensare che la consapevolezza dei soci si costruisca solo con la partecipazione fisica in assemblea, mentre andrebbero incoraggiate – anche in barba a un certo conservatorismo – tutte quelle iniziative che prevedono il voto per corrispondenza e l’utilizzo di nuove tecnologie grazie alle quali i soci possano informarsi e maturare così, in tempi adeguati, il proprio pensiero e le proprie decisioni.
Senza dimenticarci di coinvolgere e informare gli stessi lavoratori, che in molti casi non conoscono nemmeno la metà delle iniziative sociali in cui la loro azienda è attiva. Cerchiamo di essere franchi: o ci si impegna in questo cambio di passo oppure il coinvolgimento dei soci diventerà, definitivamente, il Godot della cooperativa, e a nulla varranno i tanti discorsi di principio sulla centralità dei soci a cui ci abbandoniamo in maniera perfino sospetta, quasi dovessimo ricordare anzitutto a noi stessi che – ehi! – una base sociale in effetti c’è. Il rischio, al di là delle battute, è quello di schiacciare la cooperativa sul modello delle public company, dove l’azionariato è troppo diffuso e pulviscolare per esercitare un vero controllo sulla Società per azioni, controllo che viene così demandato all’aristocrazia (quando va bene illuminata) del management.»
Il commiato affidato ai Principi
È significativo che Enrico Quarello affidi il commiato del libro ai sette Principi della cooperazione. Non li presenta come un’appendice dottrinale né pretende di spiegarli o di appropriarsene. Li colloca al termine del percorso perché tornino a essere un criterio con cui misurare la distanza fra l’identità dichiarata dalla cooperazione e le sue pratiche concrete. I Principi sui quali ogni impresa cooperativa fonda i propri valori sono stati definiti nella Dichiarazione di identità cooperativa, approvata nel 1995 dal XXXI Congresso dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, riunito a Manchester.
Rileggerli dopo l’analisi svolta nel libro significa restituire alle loro parole una forza interrogativa: non celebrarli come formule acquisite, ma chiedersi quali conseguenze producano ancora nella governance, nella partecipazione dei soci e nel rapporto con le comunità. È lo stesso Quarello a chiarire il senso di questa scelta: «Queste parole non vogliono essere un’introduzione ai principi della cooperazione, che non ne hanno bisogno. Sono semmai una forma con cui precisare ancora una volta il senso del percorso compiuto. Gli scenari evolutivi qui ipotizzati non hanno la pretesa di costituire una verità rivelata. Per questo, in conclusione, vorrei restituire la parola ai Principi e, attraverso di essi, ai valori: affinché ciascuno, rileggendoli, possa riattivarne il senso e l’urgenza e ricavarne idee e proposte anche migliori di quelle elaborate in queste pagine».
1. Adesione libera e volontaria
Organizzazioni volontarie aperte a tutti gli individui capaci di usare i servizi offerti e desiderosi di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica e religiosa.
2. Controllo democratico da parte dei soci
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni. I rappresentanti eletti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative i soci hanno gli stessi diritti di voto (una testa, un voto).
3. Partecipazione economica dei soci
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato, se del caso, sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione e allocano il surplus per qualunque dei seguenti scopi: sviluppo della cooperativa possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbe essere indivisibile; benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.
4. Autonomia e indipendenza
Le cooperative sono organizzazioni autonome, autosufficienti, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (inclusi i governi) o ottengano capitale da fonti estere, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.
5. Educazione, formazione e informazione
Le cooperative si impegnano a educare e formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di formazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla natura e sui benefici della cooperazione.
6. Cooperazione tra cooperative
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso strutture locali, nazionali e internazionali.
7. Interesse verso la comunità
Le cooperative lavorano per uno sviluppo sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci.
