Su iniziativa del Senatore Pietro Patton
martedì 13 ottobre 2026 alle ore 16:30 presenteremo con Michele Kettmajer, Guido Vetere, Piero Dominici e Luca Sossella
La coscienza delegata
L’intelligenza artificiale sulla Terra
Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica
piazza Capranica 72, Roma
Gli ospiti devono accreditarsi scrivendo a: comunicazione@lucasossellaeditore.it I giornalisti devono accreditarsi comunicando contestualmente i propri dati anagrafici, gli estremi della tessera dell’Ordine e del documento di identità e la testata di riferimento.

Luca Sossella Sedimentazione” non indica inerzia né semplice accumulazione. Nomina il processo attraverso il quale un principio, ripetuto e praticato, smette di essere soltanto un’idea e diventa abitudine condivisa, costume, si diceva una volta. È il contrario della trasformazione, più lenta, agisce a millimetri, non si limita a persuadere le coscienze, ma modifica le pratiche.
Il passaggio dalla critica del modello estrattivo alla necessità della formazione del presente è inevitabile, poiché il sistema non sarà corretto spontaneamente dagli attori che traggono beneficio dalla delega cognitiva; pertanto, diventa necessario costruire altrove capacità di giudizio e autogoverno. La preparazione della società non è quindi un tema casuale, ma causale, ne è la conseguenza politica. Nessuno dei sistemi lascia prevedere che la diffusione dell’ia produca, da sé, redistribuzione o giustizia sociale. Ma è aperto lo spazio della politica, sei d’accordo? Dell’educazione politica.
Michele Kettmajer Mi interessa sempre meno sapere quale modello sia più intelligente o quando arriverà il prossimo salto. Le trasformazioni tecniche contano, ma quello che l’ia fa già oggi basta a rendere urgente una discussione sul nostro futuro. Mi inquieta che siano le classifiche dei modelli a stabilire quali domande meritino attenzione.
Questa liturgia dei benchmark, accompagnata dall’influencer che proclama una rivoluzione ogni tre giorni, dice poco del vantaggio per le comunità. Posso fare più cose e dipendere sempre di più da chi mi permette di farle. Vorrei capire quanto dell’intelligenza attribuita alle macchine diventi capacità di giudizio e autonomia per chi le usa.
Luca Sossella Il punto non è che la politica parlamentare sia per sua natura incapace di progettare per il lungo periodo, ma che abbia progressivamente indebolito gli organi attraverso i quali poteva pensare e costruire. Non possiamo dunque limitarci ad aspettare che siano i partiti a elaborare la riflessione necessaria: prima ancora della volontà o dell’intelligenza, mancano loro ormai gli strumenti, i luoghi e i tempi della progettazione di lunga durata. Non è un’accusa rivolta alla politica, ma il riconoscimento della responsabilità storica che essa porta nel proprio progressivo impoverimento.
Le comunità non devono apparire come un rifugio esterno alla politica. Sono, al contrario, i luoghi nei quali la politica può ritrovare durata, capillarità e incarnazione. Se la Magnifica Humanitas rappresenta il punto da cui prende avvio questa proposta, occorre però introdurla e spiegarne la funzione; altrimenti entra nel discorso come un riferimento già noto, appartenente a una conversazione precedente. La sua presenza deve diventare necessaria anche per il lettore che la incontra per la prima volta.
Michele Kettmajer Una narrazione politica dell’ia esiste già, ed è scritta dalle aziende. Sovranità, sicurezza, competizione, lavoro: chi costruisce i modelli presenta le proprie scelte come necessità collettive. Nelle interviste della destra e della sinistra italiana ritrovo quel vocabolario, come se alla politica spettasse soprattutto accompagnare una direzione decisa altrove.
Luca Sossella Appunto, la corsa della tecnologia ha una struttura da lotteria: pochi attori, poste enormi, ritorni da appropriazione indebita. La preparazione e la cura della società hanno una struttura opposta.
Michele Kettmajer La corsa tecnologica promette ritorni concentrati; la cura della società produce benefici diffusi, lontani nel tempo, difficili da mettere a bilancio. Per questo occorre investire nei luoghi che hanno continuità e presenza nei territori: scuole, università, cooperative, associazioni, diocesi. Collocherei qui la Magnifica Humanitas, come riferimento per una formazione al discernimento nell’epoca della delega cognitiva. Penso alla capacità della dottrina sociale di diventare organizzazione, cooperazione e pratica quotidiana attraverso le comunità che la fanno propria.
Preparare la società richiede un lavoro concreto: strumenti che un insegnante possa usare in classe, regole sui dati deliberate da una cooperativa, abitudini condivise. Persino un equivalente del digiuno per la delega cognitiva, attraverso il quale esercitare le capacità che rischiamo di perdere affidandole sempre alla macchina.
Luca Sossella La conclusione contiene infine l’immagine più audace: «l’equivalente del digiuno per la delega cognitiva». Non è un semplice invito a usare meno l’ia. È la ricerca di una pratica attraverso la quale imparare concretamente a non delegare tutto, a riconoscere ciò che può essere affidato allo strumento e ciò che, se delegato, impoverisce o dissolve la persona. Questa intuizione contiene già un programma pedagogico e politico e merita di essere sviluppata: quali riti, quali curricula, quali regole d’uso, quali sospensioni, quali esercizi comuni possono insegnarci a governare la delega cognitiva?
Michele Kettmajer Ho smesso anche di appassionarmi a chi vincerà tra Stati Uniti e Cina. Nessuna delle due vittorie garantisce che il valore prodotto torni alle comunità che forniscono dati, energia, acqua, attenzione e lavoro. Le differenze tra i sistemi sono profonde, ma resta una concentrazione di potere nelle mani di chi controlla le infrastrutture, mentre chi le alimenta ha poca voce sulle loro finalità.
I modelli cinesi a pesi aperti offrono un margine reale di autonomia, che merita di essere usato. Servono però competenze, risorse e forme di governo condiviso perché quel margine diventi una possibilità durevole per le comunità.
Continuare a discutere soltanto di chi vincerà ci abitua a scegliere da chi dipendere. Vorrei discutere anche di proprietà, reciprocità e costi scaricati su chi non ha deciso di partecipare alla corsa. La comodità di un servizio non basta a giustificare il rapporto politico ed economico che lo rende possibile.
Luca Sossella La corsa per creare l’ia più avanzata è in pieno svolgimento, la riflessione su come preparare la società resta nelle carte della vanità e dello spettacolo e non è certo una svista.
Michele Kettmajer La corsa richiede capitale e silicio, mentre preparare la società richiede tempo educativo e cura. Una generazione capace di governare la delega cognitiva non si forma nei tempi di un trimestre finanziario o di una legislatura. La politica ha impoverito la scuola e lasciato le famiglie sole davanti agli schermi, indebolendo proprio i luoghi nei quali poteva costruire il lungo periodo. Aspettare che produca da sola la riflessione necessaria significa prolungare questa rinuncia; occorre ricostruirne le condizioni nella società.
Luca Sossella La corsa tecnologica ha vinto la narrazione perché produce eventi e le narrazioni vivono di eventi spettacolari. Inceppare questa narrazione significa dare inizio a un altro racconto.
Michele Kettmajer Un lancio ha una data e un titolo; una capacità di giudizio si forma negli anni, spesso senza che nessuno se ne accorga. La sedimentazione è questo lavoro: pratiche ripetute che diventano abitudini condivise e danno al discernimento un posto nella vita quotidiana. Richiede comunità che se ne assumano la cura, perché anche le abitudini possono impoverirsi o diventare obbedienza. Vorrei che, mentre le aziende preparano il prossimo modello, ci occupassimo di costruire la capacità collettiva di decidere quale posto dargli.

