Un libro a cura di Francesca Battistoni, Daniela Freddi in uscita a marzo 2026
Il volume parte da un’analisi critica del neoliberismo e delle sue ripercussioni sulla società e la politica democratica dell’Occidente, per arrivare a formularne una proposta di riforma radicale e sistemica che si compone sia di una visione e di un orizzonte politico, che di alcune direzioni di policy atte a consolidare tale trasformazione. Il punto di partenza dell’analisi sono le politiche che hanno caratterizzato l’arco temporale della cosiddetta globalizzazione, che hanno goduto in Occidente di un sostegno politico ampio e trasversale, e che presentano oggi un “conto” molto salato, a partire dalla crescita inarrestabile delle disuguaglianze economiche e sociali.
Dopo la rottura del compromesso keynesiano e l’espandersi della politica della “terza via” le disuguaglianze hanno cessato di essere il nemico numero uno dell’azione delle socialdemocrazie, dove anzi una certa differenza tra le persone è stata considerata fisiologica poiché collegata ai talenti espressi dagli individui. L’iperliberismo non è solo un’impostazione di politica economica, ma è un’ideologia a tutto tondo, che esprime e diffonde una visione della società, delle relazioni tra le persone, degli obiettivi stessi dell’agire umano.
Nella volontà di trasformare il capitalismo contemporaneo, si rende dunque in primo luogo necessario riallacciare i fili tra le scelte economiche e la dimensione umana, chiudendo definitivamente con una visione meccanicistica dei processi economici per tornare a vederli per quello che sono, ovvero parte di relazioni sociali più ampie dove è la componente umana che deve essere pienamente recuperata. Oltre alla necessità di intervenire sulle disuguaglianze, ci sono almeno altre due ragioni che impongono di lavorare ad una alternativa al turbocapitalismo.
In primo luogo esso non è più in grado di generare una crescita forte e stabile. Questo è principalmente dovuto allo spostamento massivo delle risorse dagli investimenti in capacità produttiva e innovazione a quelli finanziari, con importanti riverberi sulla dinamica della produttività e del sostegno ai salari e alla domanda. Rebus sic stantibus la crescita come obiettivo principe della dinamica del capitale non è più sufficiente a generare benefici diffusi, sia perché troppo debole nelle economie sviluppate, sia perché accompagnata da pressioni al ribasso sull’ambiente e sul lavoro. La seconda ragione è collegata a quello a cui stiamo assistendo con sempre maggiore frequenza, con particolare enfasi dopo la seconda elezione di Donald Trump alla presidenza degli USA: una nuova forma di esercizio dell’autorità derivante dalla compromissione esplicita tra potere economico e potere politico che da tempo ha condotto i sistemi politici occidentali in una condizione definita “post-democratica”.
Per quanto lucida e dettagliata, la messa a fuoco delle gravi fragilità dell’attuale sistema economico e sociale dell’Occidente non è il punto di arrivo del volume, essa serve piuttosto da contesto entro il quale viene articolata una nuova proposta come viatico per uscire da un sistema che tende all’implosione, sotto il peso delle sue stesse contraddizioni: quella della costruzione di una economia per le persone, che torni a coniugare la crescita con il miglioramento della condizione umana, laddove contemporaneamente la politica riprende il suo ruolo di indirizzo e di primato sull’economia stessa.
La strada da percorrere affinché questo avvenga è, a nostro giudizio, quello dell’economia sociale. Che si intende, in questo libro, per economia sociale? Sono tre i registri che, insieme, vanno a comporre un pensiero e una proposta che non è soltanto di un modello di sviluppo economico ma è di un modello di società.
Il primo riguarda la “costruzione del soggetto”: pensare in termini di economia sociale permette di fare massa critica, includendo un ampio numero di forme organizzative, diverse ma unite da valori comuni. Per tutte valgono la centralità della persona rispetto al profitto, i vincoli di non distribuzione degli utili e del patrimonio, le forme democratiche o partecipative di governance. In questo momento il concetto di economia sociale formalizzato dalla Commissione europea nel suo Piano d’azione è quello che si presta meglio a dare visibilità a un fenomeno plurale, riconosciuto a livello internazionale e ancorato a una definizione al tempo stesso sufficientemente precisa ma comprensiva, che consente un’interazione più stretta tra cooperative e mutue, imprese sociali e associazioni, fondazioni ed enti filantropici.
Il secondo registro si sviluppa invece attorno a un approccio che non si lascia rinchiudere in una posizione terza rispetto a Stato e mercato, ma indica invece la volontà di intervenire nel funzionamento sia dell’uno che dell’altro, esercitando un’azione trasformativa. Dopo decenni in cui il discorso economico ha di fatto colonizzato lo spazio pubblico è solo attraverso un ripensamento delle idee sottostanti all’agire economico che si può sostenere un paradigma differente. In questo senso l’economia sociale va compresa nel suo fondamento intellettuale, a livello di teoria delle idee, come approccio all’attività economica che mira a ricostruire legami sociali anziché dissolverli, che si preoccupa di attivare e mantenere forme di partecipazione alla vita pubblica, che restituisce senso al tema di una responsabilità condivisa verso il bene comune.
A questi due registri se ne aggancia infine un terzo, che afferisce all’economia sociale non solo come soggetto e visione, ma anche come oggetto, attraverso la costruzione di nuove economie sociali (al plurale). Una delle quattro sezioni del libro è interamente dedicata a questa componente che, attraverso esempi, illustra come la costruzione di nuove economie sociali riguardi filiere ed ecosistemi nuovi capaci di contaminare economie fondamentali ed economie a profitto attraverso il reindirizzo e il ridisegno di sistemi di produzione, consumo, distribuzione e post-consumo. Sono economie che puntano all’abitabilità dei territori, con attenzione all’interesse generale, nelle due finalità principali di riduzione delle disuguaglianze e riequilibrio nell’uso e rigenerazione delle risorse naturali.
Questo libro, nella sua articolazione, ambisce dunque a offrire una proposta di riforma radicale, sistemica, del capitalismo neoliberista, focalizzandosi soprattutto su un livello di azione intermedio tra gli interventi macro di politica economica e micro. La scelta di questo focus, ovvero sui sistemi economici con estensione locale come città e regioni, è dovuta sia al fatto che nel dibattito pubblico e nelle azioni di policy delle forze progressiste questo livello di azione sia stato trascurato, schiacciato dal presidio delle altre due dimensioni, sia perché la si ritiene la scala idonea per avviare la sperimentazione e relativa scalabilità di trasformazioni sistemiche del capitalismo neoliberista, nella direzione dello sviluppo di nuove economie sociali.
Nel proporre l’economia sociale come nuovo orizzonte di sviluppo, siamo consapevoli non solo che non esista attualmente un modello alternativo delineato nei suoi contorni, ma anche che i passaggi tra paradigmi economici non sarebbero gestibili attraverso un’alternativa già disegnata e definita. Si tratta dunque di avviare un’operazione che rilegga le politiche e le forme imprenditive attuali che in diverso modo intervengono sulle transizioni in atto, per dare loro un orizzonte di senso e di struttura in grado di renderle effettivamente vettori di cambiamento dei sistemi di vita non sostenibili. Infine, perché questo possa avvenire concretamente, è necessario individuare sia le alleanze sociali che possono sostenere la trasformazione proposta che il perimetro all’interno del quale farla sviluppare.
Un’elaborazione di politica e di politiche, per quanto tenti di essere approfondita e ben articolata, necessita di un’alleanza sociale ampia che la sostenga per trasformarsi in realtà. Da questa prospettiva riteniamo che vi possano essere culture politiche di tradizione differente, come quella comunista, socialista e cristiano-democratica, fortemente distinte, tra altri aspetti, dal posizionamento rispetto al sistema capitalistico che possano convergere verso il sostegno alle nuove economie sociali.
Dando tutte centralità alla giustizia sociale queste culture abbracciavano storicamente visioni diverse su come interagire con il sistema capitalistico: la prima concentrata sulla realizzazione di un sistema alternativo, le seconde sulla redistribuzione e correzione ove necessario del sistema esistente. È soprattutto, anche se non solo, sotto l’ombrello della cultura e delle istituzioni cristiano-democratiche che si sono sviluppate le iniziative di maggiore rilievo nel tentativo di attivare correzioni sistemiche; sono tuttavia rimaste dimensioni contenute, marginali se posizionate nel contesto delle tendenze del turbocapitalismo. Il volume contribuisce dunque ad aprire un nuovo confronto tra le culture politiche richiamate, alla ricerca di rinnovate alleanze e convergenze, davanti a una alternativa ancora da costruire, alla luce del fatto che esse risultano al momento tutte sconfitte, rispetto agli obiettivi di giustizia sociale. Da ultimo, il perimetro all’interno del quale le nuove economie sociali, intese come visione e pratica politica, possono crescere e consolidarsi è in primis quello europeo. Un’Europa che in questo momento storico vive tutta la sua fragilità, che è prima di tutto politica. È anch’essa alla ricerca, con grande difficoltà, di una via di uscita per rilanciare il suo modello unico al mondo, che ambisce a coniugare sviluppo e diritti sociali. È proprio (e solo) su questo che il continente europeo può costruire davvero il suo rilancio, appoggiandosi sui punti di forza che sono proprio i diritti sociali e il sistema economico e produttivo collegato.
Gli autori
Filippo Addarii è esperto di finanza a impatto sociale e sviluppo sostenibile in Europa. Co-fondatore di PlusValue, è consulente di istituzioni europee e internazionali e professore all’University College London.
Alessandro Arrighetti è stato professore ordinario di Economia Industriale all’Università di Parma. Ha presieduto la SIEPI e studiato dinamiche industriali, innovazione e imprenditorialità migrante.
Francesca Battistoni è economista sociale e cofondatrice di Social Seed. Si occupa di ricerca e politiche pubbliche per lo sviluppo territoriale e l’economia sociale.
Patrizio Bianchi, economista e già Ministro dell’Istruzione, è Professore Emerito all’Università di Ferrara e titolare della Cattedra Unesco “Educazione, crescita ed eguaglianza”.
Vando Borghi è professore di Sociologia economica all’Università di Bologna e direttore della rivista Sociologia del lavoro. Studia il rapporto tra capitalismo, infrastrutture e cura.
Nico Cattapan, dottore di ricerca allo IUAV, si occupa di economia sociale e sviluppo territoriale. È tra i fondatori dell’associazione Convergenze.
Giovanni Carrosio è professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Trieste. Si occupa di transizione energetica, aree interne e giustizia climatica.
Virginia Cecchini Manara è ricercatrice di Politica economica all’Università di Milano. Studia le istituzioni, la sostenibilità e la teoria del contratto sociale.
Alberto Cottica è economista e policy researcher, già direttore di ricerca di Edgeryders e consulente per UE, Consiglio d’Europa e UNDP sui temi di sviluppo sostenibile.
Daniela Freddi, economista presso Ires Emilia-Romagna, coordina il Piano per l’economia sociale della Città metropolitana di Bologna e si occupa di innovazione e lavoro.
Silvia Ganzerla è policy manager di EuroHealthNet. Esperta di politiche per la wellbeing economy e lo sviluppo urbano sostenibile, ha collaborato con Eurocities e la Commissione Europea.
Fabio Landini è professore di Economia applicata all’Università di Parma e studia innovazione, sostenibilità e trasformazioni industriali nel capitalismo contemporaneo.
Andrea Lippi è professore ordinario di Scienza politica all’Università di Firenze e preside della Scuola di Scienze politiche. Si occupa di politiche pubbliche e governance.
Laura Pennacchi, economista e saggista, già sottosegretaria al Tesoro, coordina il Forum Economia della CGIL e fa parte della Fondazione Basso.
Vanni Rinaldi, giornalista e consulente, ha guidato per oltre trent’anni programmi di innovazione cooperativa, transizione digitale ed energetica.
Gianluca Salvatori è segretario generale di Euricse e membro di organismi europei e ONU sull’economia sociale. Si occupa di innovazione sociale e cooperazione.
Luca Tricarico è ricercatore del CNR-IRCrES e docente LUISS. Studia sviluppo territoriale, rigenerazione urbana, innovazione e impatto sociale.