Maggio 2026

Non viceversa. L’economia per le persone, i territori e la democrazia

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A cura di Francesca Battistoni e Daniela Freddi

Che cosa significa pensare l’economia a partire dalle persone, e non viceversa? Significa delineare una proposta in cui non siano le persone a doversi adattare al sistema economico, ma l’economia a essere orientata al loro benessere e riconoscere che nessuna trasformazione è soltanto economica. Ogni transizione coinvolge al contempo tecnologie, diritti, relazioni sociali, capacità pubbliche, forme della cooperazione e assetti della disuguaglianza. Questo libro non semplifica il presente: prova a renderlo leggibile. I saggi raccolti attraversano tensioni decisive – tra innovazione e giustizia, tra efficienza ed equità, tra locale e globale, tra crescita e valore sociale – mostrano che non basta aggiungere un filtro etico all’economia. Occorre ricostruire capacità collettive di organizzazione, decisione e governo. Per questo l’economia sociale non è un correttivo morale, ma una forza capace di intervenire nei processi che modellano la vita concreta.

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Il volume, pubblicato con il contributo della Fondazione del Monte, accoglie saggi provenienti da discipline, esperienze e pratiche differenti, costruendo uno spazio di confronto tra economia, sociologia, politiche pubbliche, innovazione sociale, sviluppo territoriale e governance democratica.

Gli autori e le autrici:
Filippo Addarii è esperto di finanza a impatto sociale e sviluppo sostenibile in Europa. Co-fondatore di PlusValue, è consulente di istituzioni europee e internazionali e professore all’University College London.
Alessandro Arrighetti è stato professore ordinario di Economia Industriale all’Università di Parma. Ha presieduto la SIEPI e studiato dinamiche industriali, innovazione e imprenditorialità migrante.
Francesca Battistoni è economista sociale e cofondatrice di Social Seed. Si occupa di ricerca e politiche pubbliche per lo sviluppo territoriale e l’economia sociale.
Patrizio Bianchi economista e già Ministro dell’Istruzione, è Professore Emerito all’Università di Ferrara e titolare della Cattedra Unesco “Educazione, crescita ed eguaglianza”.
Vando Borghi è professore di Sociologia economica all’Università di Bologna e direttore della rivista “Sociologia del lavoro”. Studia il rapporto tra capitalismo, infrastrutture e cura.
Nico Cattapan, dottore di ricerca allo IUAV, si occupa di economia sociale e sviluppo territoriale. È tra i fondatori dell’associazione Convergenze.
Giovanni Carrosio è professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Trieste. Si occupa di transizione energetica, aree interne e giustizia climatica.
Virginia Cecchini Manara è ricercatrice di Politica economica all’Università di Milano. Studia le istituzioni, la sostenibilità e la teoria del contratto sociale.
Alberto Cottica è economista e policy researcher, già direttore di ricerca di Edgeryders e consulente per UE, Consiglio d’Europa e UNDP sui temi di sviluppo sostenibile.
Daniela Freddi, economista presso Ires Emilia-Romagna dove si occupa di innovazione, lavoro e sviluppo territoriale. Coordina il Piano per l’economia sociale della Città metropolitana di Bologna.
Silvia Ganzerla è esperta di politiche per la wellbeing economy e lo sviluppo urbano sostenibile. Lavora a livello europeo presso EuroHealthNet, dopo aver ricoperto l’incarico di Policy Director a Eurocities, già consulente per la Commissione europea.
Fabio Landini è professore di Economia applicata all’Università di Parma e studia innovazione, sostenibilità e trasformazioni industriali nel capitalismo contemporaneo.
Andrea Lippi è professore ordinario di Scienza politica all’Università di Firenze e preside della Scuola di Scienze politiche. Si occupa di politiche pubbliche e governance.
Laura Pennacchi, economista e saggista, già sottosegretaria al Tesoro, coordina il Forum Economia della CGIL e fa parte della Fondazione Basso.
Vanni Rinaldi, giornalista e consulente, ha guidato per oltre trent’anni programmi di innovazione cooperativa, transizione digitale ed energetica.
Gianluca Salvatori è segretario generale di Euricse e membro di organismi europei e ONU sull’economia sociale. Si occupa di innovazione sociale e cooperazione.
Luca Tricarico è ricercatore del CNR-IRCrES e docente Luiss Business School. Si occupa di sviluppo territoriale, rigenerazione urbana, innovazione e impatto sociale.

Il volume curato da Francesca Battistoni e Daniela Freddi diventa così un luogo di convergenza tra saperi, esperienze e pratiche differenti: una riflessione corale su come costruire uno “Stato migliore”, capace di governare le transizioni tecnologiche, ambientali e sociali insieme ai territori, ai movimenti, ai sindacati, alle istituzioni e all’economia sociale. Non un semplice appello morale, ma il tentativo di delineare strumenti, alleanze e forme organizzative attraverso cui l’economia possa tornare a essere incorporata nella società e orientata alla giustizia sociale.

L’insieme dei saggi restituisce con chiarezza la natura multidimensionale delle trasformazioni in corso. Attraverso prospettive differenti ma convergenti, emerge un campo di problemi ampio e stratificato, in cui si intrecciano dimensioni tecnologiche, economiche, sociali e istituzionali.

Nella prefazione, Enrico Giovannini colloca questa riflessione dentro una crisi che non riguarda soltanto i mercati, ma il destino stesso delle società contemporanee. Richiamando il recente Rapporto sui rischi globali del World Economic Forum, Giovannini descrive un mondo attraversato da instabilità geopolitica, polarizzazione sociale, crisi ambientale e crescente concentrazione della ricchezza. Un quadro che rende sempre più evidente l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo. Il capitalismo, osserva Giovannini, ha prodotto crescita e progresso senza precedenti, ma al prezzo di profonde disuguaglianze e di un impatto ecologico ormai critico.

La postfazione di Fabrizio Barca sposta ulteriormente il discorso sul terreno politico e organizzativo. Barca legge il volume come un tentativo di “ricostruire una bussola nella nebbia”: dare forma a una nuova visione collettiva in un tempo in cui il neoliberismo ha perso egemonia, ma non è ancora emersa un’alternativa capace di orientare società e democrazia. Per questo, sostiene, non bastano analisi o dichiarazioni di principio. Servono una nuova immaginazione sociale, proposte concrete e soprattutto un’infrastruttura democratica capace di trasformare il conflitto in partecipazione, organizzazione e progetto.

La pluralità degli approcci e dei casi esaminati consente di cogliere la varietà delle forme che tali trasformazioni assumono nei contesti concreti, mettendo in luce al tempo stesso alcune tensioni ricorrenti: tra innovazione tecnologica e capacità istituzionale, tra obiettivi di efficienza e istanze di equità, tra scala locale e dinamiche globali, tra dimensione economica e valore sociale delle pratiche. In questo senso, il lavoro nel suo complesso non propone una lettura univoca, ma costruisce uno spazio di riflessione articolato, capace di restituire la densità dei processi in atto.

Ne emerge un quadro in cui le transizioni analizzate – energetiche, sociali e produttive – appaiono sempre meno come percorsi lineari e sempre più come processi aperti, caratterizzati da interdipendenze, da elementi di incertezza e da una molteplicità di attori coinvolti. È proprio questa molteplicità, insieme alla varietà dei problemi affrontati, a costituire uno degli elementi di maggiore interesse del volume: la capacità di tenere insieme livelli diversi di analisi, senza ridurre la complessità ma, al contrario, rendendola leggibile e discutibile. Nel loro insieme, i saggi mostrano come le sfide contemporanee richiedano non solo strumenti analitici adeguati, ma anche nuove forme di integrazione tra saperi, politiche e pratiche. È in questo spazio – ancora in larga parte da esplorare – che il lavoro si colloca, offrendo contributi che, pur nella loro specificità, dialogano tra loro e delineano una possibile agenda di ricerca e di intervento.