Giustizia ex Machina
Non viviamo in un tempo in cui le macchine decidono al posto nostro. Viviamo in un tempo in cui gli ambienti digitali orientano silenziosamente i nostri comportamenti e le nostre possibilità. In questo passaggio l’individuo tende a diventare un soggetto i cui diritti dipendono dall’infrastruttura tecnologica che lo circonda.
Giustizia ex Machina smonta il mito della neutralità tecnica e propone un cambio di prospettiva decisivo: non un’etica proclamata, ma un’ingegneria della giustizia capace di intervenire dove le decisioni nascono, prima che producano danno. Non basta più individuare un responsabile a danno avvenuto, bisogna comprendere dove si poteva agire prima, dove responsabilità, oneri e poteri potevano essere distribuiti diversamente.
Dalla crisi della verità alla topologia della responsabilità, prende forma una nuova idea di diritto: non semplice giudizio sui fatti, ma capacità di progettare limiti dentro i sistemi che governano la vita contemporanea.
Nell’era dell’IA la giustizia inizia prima del danno.
Il giudice e il pappagallo
Perché il diritto non sa parlare dell’intelligenza artificiale senza inventarle un’anima Nel giugno 2025 un giudice federale di San Francisco, William Alsup, ha deciso una delle prime grandi cause su intelligenza artificiale e diritto d’autore. Tre scrittori accusavano Anthropic di aver addestrato Claude, il suo modello linguistico, su milioni di
Homo abditus e i sommersi digitali
Interfaccia, testimonianza e soggettività nascosta Il riferimento ai “sommersi” richiede una precisazione preliminare. Non ha qui funzione comparativa, né intende assimilare la violenza concentrazionaria alla regolazione digitale. Sarebbe non solo improprio, ma concettualmente fuorviante. Esso viene assunto in senso strutturale ed epistemologico: come figura-limite di una verità che non riesce
Il soggetto che non c’è
Perché l’intelligenza artificiale generativa non è una persona, ma ci costringe a ripensare la persona La domanda più diffusa sull’intelligenza artificiale è anche la meno utile: le macchine possono diventare soggetti? È una domanda affascinante, ma mal posta. Ci costringe a scegliere tra due risposte troppo semplici: sì, l’IA sarà
Lombroso nell’età degli algoritmi
Esce oggi il libro di Enrico Maestri, Giustizia ex Machina. Filosofia giuridica delle tecnologie digitali, un testo importante perché riesce a fare una cosa rara: non parla dell’AI come novità assoluta, ma la riporta dentro una genealogia culturale antica e rimossa. L’algoritmo non inventa da zero la tentazione di classificare